Un fuoco d'artificio


E' cambiato tutto. 
Blogspot è cambiato, non mi fa più accedere al vecchio blog.
E' cambiata la password, è cambiato l'account, allora cambio tutto. 
Ho cambiato lavoro duecento volte ma questa volta per davvero e definitivamente e con stridor di denti, perché non si può stare in un posto in cui non ci si sente bene, non ci si sente apprezzati, in cui sembra di combattere per un pugno di mosche, in cui sembra che ci si stanchi tantissimo per niente e in cui, soprattutto, non c'è più passione.
Che vi devo dire, ragazzi.
In un mondo che va abbastanza a puttane, abbastanza all'indietro, abbastanza alla "meno faccio e meglio è", "più son furbo e meglio è", in un mondo di opportunismo e apparenza,
beh,
io ho capito di essere io. 
Appassionata.
Positiva.
Buona.
Rompicoglioni.
Giustiziera della notte.
Ansiosa che i soldi non siano abbastanza.
Amante dei panini alla coppa.
Ma soprattutto: sincera.
E ogni persona, situazione, lavoro, manufatto polveroso del rigattiere, amico o sedicente tale, compagno di banco, vecchietto col cappello che guida davanti a me sui tornanti, fidanzato, cugino, zio e animale mi si pari dinnanzi e non sia sincero, 
io non me lo ciuccio più.
Che vi devo dire.
All'età di 34 anni ho capito profondamente questa cosa qui.
Che, in maniera definitiva ed esattamente come scriveva la mia maestra delle elementari sulla pagella, non ho voglia di fare niente se non esattamente quello che mi va.
Non ho voglia di fare niente se non quello che sento in modo assoluto e viscerale.
E' un male?
Una volta pensavo di sì. 
Una volta pensavo "porca l'oca, ogni lasciata è persa, e dunque buttiamoci a capofitto in questo IMPERDIBILE lavoro di sbobinamento dati in inglese australiano/pulizia appartamenti muffiti/babysitteraggio selvaggio a singhiozzo del genere domani ti aspettiamo, anzi no, anzi sì, anzi aspetta ti avverto domattina, anzi corri anzi no guarda lascia perdere, anzi se non vieni sei una stronza" -perché comunque otto euro all'ora beh vuoi mettere.
Mi facevo andare bene tutto. 
Ora no.
Ora proprio no.
Ho accettato qualsiasi tipo di compito, nella vita.
L'ho fatto per crescere, per essere indipendente, per imparare, perché mannaggia la miseriaccia sono Buona e disponibile. E perché sotto sotto ho sempre pensato di non meritare di fare proprio tutto quello che desideravo e SOLO  quello che desideravo. 
D'altra parte, la maestra alle elementari mi diceva che non andava bene, studiare solo italiano e matematica mai. 
Così ho accettato tutto, di fare anche quello che non mi piaceva - non è questo, crescere? -  ho anche sofferto tanto, lasciato da parte le mie aspirazioni, e se a un certo punto arrivi ad appendere il cappotto e il cuore ti sprofonda a livello dei talloni, se un giorno ti chiedi "ma io, per chi sto soffrendo in questo modo? Per cosa sto lavorando così duramente? Perché sto dando il cuore, il tempo, la salute, la competenza, l'energia?" e l'unica risposta che sai darti è "per 'sto cazzo", allora è giunto il momento di CAMBIARE.

As simple as that, come direbbero gli inglesi australiani.

E quindi sono andata da una signora con un occhio sbilenco e il cuore grande, che dopo avermi ascoltata raccontare per un'ora e mezza tra le lacrime la mia storia di disagio e stanchezza, ha tratto un profondo respiro colmo di saggezza e mi ha detto:

"Eh. Embè. E di cosa ti lamenti?"

Cazzo.

"Tu fai tutte cose belle. Le tue attività sono tutte per il bene, per dare gioia agli altri. E allora? Tu dici di star male, ma la tua vita è bella.
Tu canti. Insegni. Scrivi. Cucini. Stai con i bambini. Hai la fortuna di fare tutto quello che ti piace. Allora dove sta il problema?"

"Forse...forse… penso di non meritarmi di potere fare tutto. Allora faccio solo una cosa. Mi ammazzo di lavoro e mi sembra di non andare da nessuna parte".

"Tu stai già correndo verso ciò che vuoi veramente. Abbandona ciò che non va più bene per te. Tu puoi fare tutto, proprio tutto. 
Tu sei un fuoco d'artificio".

...un fuoco d'artificio...

"Sei un fuoco d'artificio che vuol essere un lampione".

….

" E allora vai, Marta. Non accettare più ciò che non va bene per te. Sii te stessa. Esprimiti. Canta, scrivi, insegna, cucina. Chi l'ha detto che la tua missione debba essere univoca? La tua missione è essere felice, è sfaccettata e poliedrica. Corri, Marta. Hai così tanto da fare, così tanta gioia da portare. Non hai proprio tempo per dedicarti a ciò che ti fa soffrire".

E così, eccomi qua.

Sabato vado a Firenze a una masterclass di canto con una delle mie cantanti preferite, Paola Folli.
A fine marzo farò uno spettacolo insieme a una delle mie attrici preferite, Tita Ruggeri.
A maggio aprirò insieme a mia sorella la mia attività di Food Truck e porterò in giro per tutto l'Appennino il mio cibo casalingo e la mia idea di cucina buona, genuina, calorosa e zero fighetta.
Presto finirò il mio nuovo libro.
A giugno finisco l'anno scolastico più dolce e polleggiato mai vissuto finora.
E voi? Vorreste che a scrivere questo blog fosse la saggia signora dal cuore grande e l'occhio sbilenco, vero?
E invece ci sono io, e questo vi cuccate.

Non ho più tempo per nascondermi e non lasciarmi andare. 




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