In cammino
Sono in attesa di una cena d'asporto indiana, dal ristorante Sonia Bar Ristorante Indiano. Si chiama proprio così. Sono a Vergiate (VA), in un appartamento per affitti brevi scovato su Booking e immerso in una fitta coltre di vegetazione che in qualche km di saliscendi nel fango e tra i tronchi ti porta al lago di Comabbio (VA).
Potrebbe essere - dice Google- un obbligatorio cambio blocco frizione da mille euro, così come il grasso che non c'è più (almeno lì), un cuscinetto sgonfio o un componente esausto e spompo dopo tredici anni di onorato servizio.
Così sono ferma in questa casetta ad odorare le piante umide di pioggia, a pensare a me e alla mia vita un po' strana, a guardare in TV il concerto del Primo Maggio per criticare Ambra e i giovani trapper e cantare "La guerra è finita" dei Baustelle, rendendomi conto dell'età che avanza.
Ad angustiarmi per domani, perché devo dire alle scuole in cui insegno che non potrò essere presente, perché chissà come e se tornerò...ma anche a sentire una grande pace qualunque cosa accada, perché non so se voglio tornare.
Sento, sento...che sono felice quando cammino lungo i boschi inzaccherandomi le scarpe e avvertendo quella sottile paura del possibile incontro con la pioggia o qualche animale inquilino dei faggi.
Che mi piace, come è sempre stato per me, trovarmi sull'orlo del disastro, dell'oddio chissà cos'accadrà dopo, che ne sarà di me.
Penso di essere adatta alla contemplazione, al domandarmi per ore cosa ci potrà mai essere al di là della linea dell'orizzonte che tira un confine tra le colline e il lago.
Vorrei fare questo tutta la vita: arrangiarmi giorno per giorno con quello che c'è e scrivere, guardandomi intorno e costruendo pensieri.
La voce dentro di me che il mio psicologo identifica come quella di mia madre, dice "cioè nella vita non vorresti fare un cazzo".
La mia voce invece dice: " e scrivi, e vivi".
Non a caso mi ritrovo qui a un tavolo a cercare di buttare giù qualcosa sul blog dal telefonino.
E sento in televisione, dal palco di Roma, i sindacalisti dire che la cosa più importante di tutte è il lavoro indeterminato, quello per intero tutto uguale sicuro una vita intera, che poi sia a mille euro al mese che a stento ci paghi la frizione non importa. L'importante è che sia fisso. Per potersi indebitare, per essere giusti, per non fare le follie di partire per il ponte per amore e rimanere lì, per nom vagabondare, per non cambiare mai.
Non è il mio tempo, questo, io che ho capito che la cosa che mi fa più paura, che meno mi piace è cambiare, ma che è l'unica certa e necessaria e che è pure ciò che mi è sempre capitato, il cambiamento.
Bene, detto ciò, al Sonia Bar Ristorante Indiano mi sono ordinata le solite cose, Mix Pakora e Chicken Vindaloo. Senza aggiunta del solito Naan, però. Che anche lì non mi smentisco.

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