Dire di no

Non ho ancora capito come si faccia a dire di no.

Leggo qualche volta frasi motivazionali e articoli di pseudopsicologi su quanto sia importante dare la priorità a se stessi, perché nessuno si fa in quattro per te come tu fai per gli altri. E di come sia fondamentale comprendere che non si può accontentare tutti compiacendoli, perché nessuno davvero vuole compiacere te.

Però mi chiedo: se esistono questi articoli forse non c'è una sola persona al mondo che si mette per ultima e dice sì a tutti gli altri, senza ricevere nulla in cambio. Ce ne saranno almeno qualche migliaio, no? 

O l'unica sfigata alla quale questi tizi si rivolgono sono io? 

 Impossibile. Sarei - sempre secondo questi articoli -  una narcisista egomaniaca a pensarlo. E dunque non potremmo far incontrare i poveri cenci come noi che si danno a mille, con altri cenci come noi della stessa risma? Invece che farci incontrare con persone che prendono, prendono e basta?

No. Perché pare esista questa famigerata Legge che fa sì che i cenci incontrino solo chi li sfrutta senza scrupoli, o quantomeno senza preoccuparsi se abbiano voglia o meno di compiacerli. C'è chi prende, c'è chi dà, appunto: i cenci continuano a compiacere gli arraffoni e diventano sempre più cenci, in cambio dell'attenzione o di un'ombra di amore che gli arraffoni non potranno dare o che comunque non rivolgeranno mai ai suddetti cenci, ma ad altri arraffoni. E così il mondo va avanti con un ordine e gerarchie ben precise. Quanto è meraviglioso l'Universo. 

Credo che quest'ordine si basi tutto su un solido e mefitico e spaventoso blocco di guano compresso chiamato SENSO DI COLPA. Tale macigno grava sulle viscere delle persone come me che si fanno dei problemi a - o proprio non sanno - dire di no. 

Esempio pratico:

Piove che sembra la stagione dei Monsoni nel golfo del Bengala, hai lavorato una media di dodici ore al giorno spendendo due terzi di ciò che hai guadagnato in benzina e spesa al discount, hai uno strascico di tosse che deve guarire da due settimane e circa 12 euro sul conto corrente, sei stanca morta per aver visto circa duecento persone di ogni età in sei giorni e tutto quello che vorresti fare sarebbe startene avvoltolata nella coperta sul divano a guardare la replica di Ballando con le stelle sorseggiando spritz fatto in casa con lo Stappino e il Prosecchio dell'Aldi in offerta. SOGNI di farti una doccia calda e passare il weekend in braghe di peluche e calzettoni con i bradipi ai piedi e che NESSUNO ti consideri viva per almeno due giorni da qui a Katmandu.

Ma qualcuno ti scrive: "domani vieni?"

E quel domani implica una giornata dall'altro capo della città in un oratorio gelido a seguire un imperdibile corso di campane tibetane. A carissimo prezzo, per giunta. Con pranzo ovviamente a pagamento, presso l'adiacente tavola fredda.

"Perché sai che ti aspetto, eh?"

"Stai esattamente facendo ciò che facevo io alla tua età" (...ammazzandomi di lavoro per seguire i miei sogni senza sapere schivare gli inviti non richiesti, vuoi dire?)

"Ci conto".

Ma a me non va, vorrei dire. Sono stanca. Non sai cosa ho passato questa settimana, questo mese, questo anno. Ma anche se non avessi passato nulla negli ultimi decenni e non facessi nulla di nulla tutto il giorno se non grattarmi le ascelle, dovrei essere libera di poter rifiutare. 

Perché è così difficile da dire, da capire?

Perché esiste il SENSO DI COLPA.

Perché è vero, quando non lavoro o non vado a trovare il mio compagno sono da sola, e sarebbe bene invece che...

e nello scarsissimo tempo libero che ho o sono in macchina a sbocconcellare Snickers e mandarini, o in mezzo coma sul divano a guardare Ballando con le stelle. E sarebbe invece bene se...

E allora dì di sì, no?

Vai a quel corso all'oratorio. Trova le energie. Dai che sei ancora nel pieno delle forze, ancora per poco.

Quasi quasi dici ok. E io spesso ho detto ok. Mi sono detta "mi apro alla vita e a nuove esperienze, combatto la mia tendenza a dover dormire e a lavare i piatti ogni tanto". Ma la verità è che il più delle volte ho detto sì per non scontentare nessuno, per non deludere.

Bon, 

io sono arrivata a 38 anni, e ci penso spesso, in tutte le salse. Non sono tanti e non sono pochi. 

Per ciò che ho vissuto mi sembrano in realtà giusti, non è che pensi che abbia saltato qualcosa di fondamentale finora. Ho la sensazione di stare recuperando ciò che avevo proprio lasciato indietro. E sapete cos'avevo lasciato indietro? Me. 

Dedicarmi ore e ore di me. Mettermi la crema idratante alla mandorla per due ore intere, se voglio. Svegliarmi presto la domenica mattina e invece di prendere di nuovo la macchina per andare a far piacere a qualcun altro, aprire un libro e leggere ciò che voglio. Scrivere a chi mi pare. 

Cucinare una torta al cioccolato in una teglia piccola, che mangerò nelle tre o quattro mattine successive a colazione. Oppure ritagliare dei biscotti da regalare a chi mi va. 

Passeggiare. Infilare le scarpe e uscire per i sentieri attorno a casa umidicci di pioggia sotto la coperta di straordinarie foglie gialle. Tornare quando mi pare, dopo un'ora o dieci minuti appena, giusto il tempo di assaggiare il freddo e avere voglia di rincasare.

Quanto è bello avere tempo per guardare le nuvolette di fiato nell'aria. 

Ieri sera mi sono fatta la doccia alla sola luce delle candele, mettendo sul cellulare Radio Italia anni 60, e mi son cantata L'Infinito di Raf insaponandomi e gorgheggiando acqua e bagnoschiuma al melone. 

Candele, doccia e musica era una combinazione che non avevo mai fatto nella vita. 

Quanto può dire questa semplice frase di quanto poco finora abbia pensato a me stessa?

Fanculo se l'amica tibetana ci rimane male.

Fanculo se si passa per egoisti.

Fanculo ai giudizi delle persone che si premurano di farti notare che se noi cenci -finora- ci siamo messi da parte per gli altri, è perché glielo abbiamo lasciato fare.  Contorto, eh? Eppure ci sono pure quelli!

Amici, è il SENSO DI COLPA che glielo e ce lo fa pensare. 

Ma vi posso assicurare che, pur non avendo capito ancora come farlo, dire di no è bellissimo.

Dire di sì a se stessi e ai propri bisogni -piccoli, grandi, basilari, utopistici- è la più bella, più preziosa, produttiva e formativa cosa che si possa fare. 

Buon weekend a tutti 





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